Era il 13 maggio
- Tu hai mai letto la Costituzione?- chiese Leone ad Ante
- Si...e allora? Sono un mucchio di cavolate-
- No. Dico l'altra Costituzione, quella vera, quella del '48, sai...quella Costituzione era veramente bellissima-
- Oh Leone, non ricominciare con il mito dell'Altra Costituzione!-
da quando aveva saputo della nostra tresca segreta Veronica era stranamente acida nei confronti di Leone, cosa che mi irritava e mi spaventava allo stesso tempo.
- Era uno scheletro d'acciaio che poteva sorreggerci tutti!-
declamò Leone in una feroce parodia di se stesso.
Eravamo seduti al tavolo, io e Leone da un lato. Vero ed Ante dall'altro.
Veronica si era seduta davanti a me ed io avevo tirato un sospiro di sollievo: se non avessi ruotato lo sguardo non avrei mai dovuto guarare negli occhi Ante, Cenerentola senza scarpetta.
Eppure, nonostante i miei iniziali timori, guardarlo si era rivelato piuttosto semplice. Fin troppo.
Lo stavo...sì. Fissando.
Insistentemente.
E lui ricambiava.
Non riuscivo a smettere di guardarlo, perchè non capivo come potesse essere così calmo, così stolidamente tranquillo. Avrei voluto picchiettare quella sua testa finto-spettinata-bon-ton per sentire il rumore che faceva.
Aveva anche interagito con Leone, per tutto il giorno e adesso ci trovavamo lì, a mangiare un kebab per cena, tutti e quattro. Era strano. No. Di più. Era contronatura.
I miei pensieri erano fissi su Ante, prestavo pochissima attenzione al resto della compagnia e del discorso.
Quel pomeriggio avevamo provato a dibattere con altri studenti sull'utilità della scuola, sul senso delle istituzioni pubbliche, sull'opportunità della scuola pubblica.
Un disastro.
Totalmente inutile peraltro.
I ragazzi dall'Ottavo Cerchio in sù credevano che la scuola privata fosse la fortuna più grande mai capitata loro e portavano ad esempio quei grandi e brutti palazzoni grigi, dove stipavano classi sovraffollate, pieni di crepe e fatiscenti, che comparivano sulle foto di tutti i giornali quando si parlava della scuola prima del Nuovo Ordinamento.
I ragazzi dall'Ottavo Cerchio in giù, purtroppo, non avevano gli strumenti per arrivarci.
Nel mio essere cinica e bara, mi era molto semplice ammettere una cosa che Leone non poteva accettare, convinto com'era dell'uguaglianza di tutti gli esseri umani: i ragazzi di periferia non avevano le capacità di affrontare un discorso del genere. Non avevano le basi dialettiche, alle volte nemmeno le capacità linguistiche necessarie.
Non si poteva dialogare con loro.
Anche gli Altri l'avevano capito e li avevano fatti a pezzi, verbalmente, finchè qualcuno non era andato un po' troppo fuori dalle righe e allora erano stati loro a farli a pezzi, fisicamente.
Insomma. Un gran brutto pomeriggio tutto sommato: non potevamo ragionare con la nostra massa critica e non potevamo mobilitare i figli del sistema.
Un'aporia contro la quale si era sfracellato il mio novello buonumore.
Mi alzai dal tavolo e uscii fuori dal locale, nel corridoio che dava sulla piazzetta, quella dove eravamo usciti per la prima volta io e Ante. Usciti...bè, forse non era il termine esatto.
Veronica mi seguì quasi immediatamente
- Scusami, non avrei dovuto essere così stronza con Leone...è solo che non lo reggo quando fa così-
- Così come?-
- Così, no? Quando pensa che occupandosi dei problemi del mondo sia dispensato dal preoccuparsi dei suoi...quando applica quelle sue regole di comportamento assurde e finisce per scontrarsi con le regole degli altri, le regole del mondo reale. Quando si scontra con Ante il risultato è sempre lo stesso-
Veronica gesticolava e andava avanti e indietro nel corridoio. Si era accesa una sigaretta e io mi ero morsa la lingua per evitare di dirle che era vietato.
- Ah ah-
Annuii solo, continuando a guardare il vaso davanti a me. Era insensato che ci fosse solo della terra dentro. Un vaso con solo della terra, senza fiori. In teoria non serviva nemmeno da posacenere.
- Emma! Ma ci sei? Vuoi parlarmi? Vuoi dirmi qualcosa? Oh dea! Mi sembri una muta mentale quando fai così!-
- Non devi preoccuparti, non c'è nessun problema...è normale il mio mutismo-
- Emma, tu devi smetterla di...non reagire. Non capisco mai cosa pensi, ma so che c'è un problema quando guardi qualcuno in quel modo, quando guardi il mondo con quegli occhi. Sembri velata. Sembri fatta di acciaio, ma di un palazzo d'acciaio non se ne fa niente nessuno-
- Non è vero. Un palazzo d'acciaio è resistente, serve a un sacco di cose-
- Si, ma non ci vuole vivere nessuno, non è come una bella casetta di mattoni con il camino e i tappeti caldi e i divani-
- Bè, voglio vedere dov'è che andresti se scoppiasse la Quarta Guerra Mondiale! Scommetto che un bunker anti-atomico di acciaio ti farebbe comodo allora!-
Continuavo a rimanere dentro alla metafora, fingendo di non comprendere il significato che aveva voluto darle Veronica.
- Bè, i bunker sono sotto terra, noi non stavamo parlando di un palazzo d'acciaio nel sottosuolo, ma di un palazzo normale!-
- Mannò, non mi sembra che l'abbiamo mai specificato!-
Ci guardammo.
- Hai capito-
Mi disse Veronica
Mio malgrado avevo capito. Quando mai era stato un problema essere un palazzo d'acciaio? Perchè questa persona voleva che io cambiassi? Perchè la mia natura ostacolava le mie relazioni? Ma soprattutto, perchè a lei interessava?
Non mi era mai capitato prima. Tutti hanno bisogno di un rifugio anti-atomico e a tutti fa piacere averne uno a disposizione, di tanto in tanto, che ti lascia entrare, ti protegge, non ti aggiunge nulla, certo, ne può essere scalfito dalla tua presenza, ma si convive. Si sopravvive, dentro a un palazzo d'acciaio.
E dopo, puoi lasciarlo, trasferirti altrove, alla ricerca di una casa più duratura, più gradevole.
Perchè questa persona che aveva abitato in una casa d'acciaio voleva all'improvviso riarredarla?
Mossi la testa lentamente, prima verso l'alto e poi verso il basso. I capelli mi solleticarono il collo: non avevo la sciarpa. ecco perchè avevo...freddo? Ero uscita senza coprirmi?
Ormai ero perduta.
Era il 12 maggio
- Dopotutto non è stata la fine del mondo-
Veronica continuava a guardarmi. Le sue sopracciglia risultavano leggermente inarcate, come a sottolineare lo stupore causato dalle mie parole.
- No. Dopotutto non lo è stata-
disse infine
- Però...-
aggiunse poi, pieghettando con noncuranza uno dei volantini che avremmo dovuto distribuire
- ...però...?-
la invitai a continuare
- Però avresti pure potuto dirmelo che ti vedevi con Leone-
- Non sapevo come fare-
mi giustificai prontamente. Mi ero preparata la risposta all'insegna dell'incapacità nel gestire emozioni dovuta ad anni e anni di isolamento relazionale.
- Balle. Tu hai deciso, deliberatamente, di non dirmelo. Anche se non capisco perchè-
- Ok, è vero. Avrei potuto dirtelo, ma non sapevo veramente...cioè, non sapevo nemmeno come stavano le cose tra me e Leone...-
la mia giustificazione non aveva retto nemmeno tre secondi.
- E adesso lo sai?-
- In effetti...dopo il malaugurato arrivo di Ante...-
- Malaugurato? Ma poveraccio! Se non fosse arrivato non saprebbe nulla ancora adesso!-
- Si..lo so..ma dal mio punto di vista è stato abbastanza malaugurato-
- Si, ma dal punto di vista del mondo..-
- Ok, ho capito: tieni per Ante-
- No, io non tengo per nessuno, solo che vi siete comportati male nei suoi confronti-
- E allora tu tieni per Ante. Lo capisco. Lo so, è vero che ci siamo comportati male e lui ha tutte le ragioni di essere arrabbiato, ma io volevo raccontare alla mia migliore amica come è andata dopo-
- Sì, lo so. Raccontami-
Vero crollò la testa
- Dunque. Dopo che Ante se n'è andato siamo usciti anche noi...sarà stata l'una e ci siamo messi a vagare per i cunicoli vicino a casa mia, fino ad arrivare ad un giardinetto pubblico con un paio di aiuole quasi verdi che non avevo mai visto prima. Ci siamo seduti sui giochini a molla dei bimbi e intanto chiacchieravamo. Io, lo puoi immaginare, mi sentivo uno schifo, insomma, a quanto pare Ante aveva sentito tutto quello che avevamo detto da incinta! Invece Leone era così tranquillo che faceva effetto. Insomma, non aveva per niente l'aria di uno che ha appena spezzato il cuore al proprio migliore amico. Così gli ho chiesto come mai aveva la coscienza a posto e lui mi ha detto che per tutto il tempo si era comportato in modo leale con tutti e quindi non aveva niente di cui pentirsi. Cioè, secondo il suo ragionamento dato che ha sempre incoraggiato Ante nei miei confronti ed è sempre stato onesto con me non ha niente di cui vergognarsi! A me sembra ridicolo, ma lui è convinto! Secondo lui Ante aveva tutti gli strumenti per essere felice con me, strumenti che in parte gli ha dato lo stesso Leone, ma semplicemente le cose sono andate diversamente ed è toccato a lui (Leone) stare con me. Cioè. Io lo so che non ha senso! Ma lui no! E trova in questo ragionamento una calma incredibile!-
- Tipico di Leone...-
commentò Vero, porgendo distrattamente il volantino spiegazzato ad una passante
- Però devo ammettere che pure in quella situazione stavo bene-
- Cioè?-
- Cioè, a star lì, seduta con Leone, pure dopo tutto quello che era successo, io stavo bene. Ero a mio agio. Mi sembrava che il mondo fosse finito e ricominciato. Mi spiace, ma il pensiero di Ante non mi intristiva, anzi, mi dava l'idea che avessimo superato un grosso ostacolo e che il mondo è infinitamente grande e pieno di possibilità-
Veronica sospirò.
- Povero Ante-
Anche io sospirai.
- Già. Povero Ante-
E insieme ricominciammo a distribuire volantini per un presidio al Centro Culturale Torinese, organizzato per la settimana successiva.
Era l'11 maggio, II pt.
Apocalisse
5,1 Vidi nella destra di colui che sedeva sul trono un libro scritto di dentro e di fuori, sigillato con sette sigilli. 2 E vidi un angelo potente che gridava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e di sciogliere i sigilli?» 3 Ma nessuno, né in cielo, né sulla terra, né sotto la terra, poteva aprire il libro, né guardarlo. 4 Io piangevo molto perché non si era trovato nessuno che fosse degno di aprire il libro, e di guardarlo. 5 Ma uno degli anziani mi disse: «Non piangere; ecco, il leone della tribù di Giuda, il discendente di Davide, ha vinto per aprire il libro e i suoi sette sigilli».
In un balzo Leone fu in cucina. Aveva sentito la voce di Ante, credo, sebbene lieve, propagarsi fino in terrazzo e più in là perdersi nella bruma maggerina.
Anche loro non potevano fare a meno di guardarsi.
Ci guardavamo, come quando Ante me l'aveva presentato, solo che adesso anche l'agnello capiva.
Pensavo. Sì, pensavo a quanto ero stata stupida. A come avevo potuto pensare di tenere nascosta questa cosa, anzi...come avevo potuto disinteressarmi del contesto.
Perchè lo sapevo che ciò avrebbe avuto delle ripercussioni su tutto, ma avevo preferito ignorare questa verità, nella pia illusione che tutto sarebbe andato per il meglio.
6 Poi vidi, in mezzo al trono e alle quattro creature viventi e in mezzo agli anziani, un Agnello in piedi, che sembrava essere stato immolato, e aveva sette corna e sette occhi che sono i sette spiriti di Dio, mandati per tutta la terra.
Stavamo lì, immobili e davvero non sapevo chi avrebbe fatto la prima mossa. Mi sembrava di vedere continuamente i muscoli di Ante guizzare, pronto a scagliarsi contro Leone. Lo vedevo lanciarsi contro di lui, in un impeto omicida.
Ma Ante rimaneva immobile, molle, sembrava disossato.
Forse la prima mossa sarebbe stata mia, gli avrei offerto una sedia. E un bicchier d'acqua.
Invece la prima mossa se la prese Leone: ruggì.
Scuse, perdoni, disperazione.
Ma Ante rimaneva immobile, avrei detto addirittura sereno, se non avessi sentito il rumore del suo cuore che si spaccava.
- di nuovo metafore cardiologiche...scusatemi, sono la mia debolezza -
7 Egli venne e prese il libro dalla destra di colui che sedeva sul trono.
- Uuuuuuuuuuf-
disse Ante.
Emise questo sospiro lungo, sonoro, vocalizzato e articolato.
Non era un sospiro qualunque, lui voleva proprio dire Uuuuuuuuuuf, un intagma a metà tra l'uffa e il fiuf del L'ho scampata bella.
8 Quand'ebbe preso il libro, le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all'Agnello, ciascuno con una cetra e delle coppe d'oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi. 9 Essi cantavano un cantico nuovo, dicendo: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai acquistato a Dio, con il tuo sangue, gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, 10 e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra».
- Senti Ante. Siamo stati stronzi-
dissi
- Non mi avevi mai chiamato per nome-
- Hey...quale occasione migliore di questa!-
esclamai con finto entusiasmo.
Leone sorrise, non riusciva a trattenersi. Scoppiò a ridere. La situazione stava sfociando nel burlesque.
- No, scusa. Potresti evitare di ridere al mio funerale?-
- Non preoccuparti. Sono sicuro che risorgerai dalla tomba...-
Leone si arrischiò a mettergli una mano sulla spalla.
11 E vidi, e udii voci di molti angeli intorno al trono, alle creature viventi e agli anziani; e il loro numero era di miriadi di miriadi, e migliaia di migliaia. 12 Essi dicevano a gran voce: «Degno è l'Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la lode».
- Si, per ucciderti-
Ante stava sorridendo, ma il suo tono aveva un'amarezza nuova.
13 E tutte le creature che sono nel cielo, sulla terra, sotto la terra e nel mare, e tutte le cose che sono in essi, udii che dicevano: «A colui che siede sul trono, e all'Agnello, siano la lode, l'onore, la gloria e la potenza, nei secoli dei secoli».
Post Scriputm

Mia madre.
Mia madre è detestabile tanto quanto è affascinante.
Ma soprattutto non può fare a meno di combinare casini.
Era il 10 maggio, III pt.
-..pertanto penso che il nostro movimento debba agire più puntualmente sulla società e sulla situazione..-
Ero arrivata in ritardo e la saletta era già ghermita di gente che ascoltava con gli occhi sgranati Quello Là, che parlava in mezzo a tutti, anche se distaccato, separato da Noi da una barriera invisibile:
stava facendo il punto.
La diseguaglianza sociale, l'abbrutimento senza limite delle classi povere, la totale devastazione degli anelli dopo il 13esimo e, ovviamente, il ragazzo fritto.
Tutto ciò doveva spingere il CAS all'azione positiva e propositiva.
-..un giorno, non so bene quando, ho avuto una rivelazione-
disse Leone con tono ispirato. Molti sogghignarono.
- No, davvero, non un'ispirazione religiosa neopositivista come i predicatori di Italia7gold, ma mi ha colto una consapevolezza...come se ci fosse sempre stata, ma non avessi potuto vederla per moltissimo tempo e poi BAM! All'improvviso si è mostrata-
Aspettavamo...aspettavo, ansiosa di poter capire qualcosa di lui, di poter cogliere nelle sue parole un significato che sarebbe di certo sfuggito a tutti gli altri e nel contempo mi sentivo così idiota, così fragile, che quasi mi veniva da piangere.
Io!
Io!
Non potevo credere alle mie sensaizoni e davo la colpa agli antibiotici, alla chimica, per giustificare la mia reazione eccessiva, esagerata, fuori contesto.
- A un certo punto ho saputo che la vita non è predefinita, non è predeterminata, da nessun altro che da noi stessi. Ma se riteniamo che la vita scorra su binari ferrati, allora sì, quella è l'unica vita che saremo in grado di vivere. Ho sentito, all'improvviso, che avrei potuto non avere un lavoro fisso, che avrei potuto vivere di espedienti, di lavoretti, viaggiando di città in città, senza legami..perchè questo è il prezzo della libertà, per citare quel vecchio film-
Istintivamente, alla parola espedienti, pensai a Londra.
- Per assurdo potrei decidere di fare il clochard nella vita, perchè l'unico modo per sovvertire questa societò sclerotica è non stre alle sue regole: leggi non scritte, mai formulate, che la retorica governativa, che il senso comune, ci passano come le uniche possibili, mentre l'unica risposta che mi viene in mente è di una banalità spaventosa (e per questo tanto meno scontata):
questo mondo, questa città, questa sala, noi stessi, tutto è contingente!-
Ci guardammo, smarriti.
- Tutto questo avrebbe potuto non verificarsi mai, o verificarsi molto prima, o con alcune variaizoni, ma nessuno! nessuno ha deciso. Nessuno lo ha stabilito prima! Nessuno mi ha chiesto di nascere nel terzo millennio, di nascere in una città fumosa e industrializzata, di nascere nell'occidente capitalista, di nascere cittadino italiano e se la mia coscienza lo esigesse io potrei non sentirmene più parte, potrei semplicemente decidere di non stare più al gioco: questa è l'unica arma che possiede la dignità del singolo, quando non viene ascoltata: andarsene. Perchè il silenzio attivo fa più delle bombe.
Se nessuno desse più importanza alla carriera, allo status sociale, alle comodità, ai soldi...allora sì che questo sistema crollerebbe, anzi, imploderebbe-
Leone ormai stava parlando da solo, si mangiava le parole, stava arrivando a un punto che non aveva previsto.
- Poi non è detto che io lo voglia e non è detto che tutti vogliano essere dei clochard, anzi...probabilmente sono pochi quelli che decidono di esserlo (soprattutto di questi tempi), ma è la possibilità, capite? Non importa ciò che si fa o non si fa, ma ciò che siamo in grado di concepire, unico sintomo di una mente libera: rispetto alle possibilità allora, quale attrattiva conserva la realtà? Quale peso? Quale autorità? Nessuna, ed ecco che possiamo sovvertirla, come ci pare-
Leone si interruppe. Tutto lo stavano guardando, tranne due persone: Veronica guardava Ante e io guardavo lei. Ante guardava Leone e Leone, guardava uno di quei suoi mondi possibili e gli insiemi di compossibili e cercava di immaginare il migliore dei mondi possibili, in aperto disaccordo con Leibniz.
Tutto quello che aveva detto mi pareva molto bello, molto sensato, molto leonino, ma come al solito lui non badava all'applicazione pratica della cosa: non si possono risvegliare le coscienze, al massimo si possono conferire degli strumenti, ma il risveglio è un fatto totalmente personale.
Può capitare a due anni, a dodici, a cinquantaquattro, si può essere Sofia Gallo e vivere una vita piena e dolorosa, borderline, oppure si può non svegliarsi mai ed essere comunque contenti del proprio quieto vivere, come Charles Bovary nella campagna francese.
Il punto era che, ancora una volta, io ero dipesa da Leone e questa dipendenza cominciava a pesarmi un po' troppo, soprattutto perchè lui sembrava capace di barcamenarsi tra mille cose, senza essere mai sfiorato da un pensiero di inadeguatezza.
Era il 10 maggio
Ritengo che i vecchi dovrebbero essere molto più entusiasti dei giovani, per quanto riguarda la vita quotidiana.
Certo, non possono fare molti progetti per il futuro, e non possono dire di avere tutta la vita davanti a sè, però nella vita di tutti i giorni, nella vita vera, quella in cui ci trasciniamo e nella quale sprofondano tutte le ore che separano e determinano i confini degli avvenimenti importanti, in quella vita lì, i vecchi dovrebbero essere enormemente più felici dei giovani.
Anzi, più sei vecchio più devi essere felice.
Lasciatemi spiegare.
Quando un vecchio è nato -cioè almeno 65 anni anni fa- la vita non poteva fornirgli un gran numero di comodità. All'inizio degli anni '60 di cosa poteva disporre un bambino per divertirsi? Quali possibilità aveva un adolescente di estrinsecare se stesso tramite media, viaggi, tecnologia? E ancora, di quali vantaggi poteva usufruire una famiglia?
Il punto è proprio qua.
Un vecchio è nato e cresciuto in un mondo necessariamente più povero e arretrato di quello in cui ha la fortuna di passare gli ultimi anni della sua vita.
Forse il capitalismo, il consumismo, la televisione spazzatura, la perdita dei valori, il progresso come falso progresso, compensano tutte queste incredibili novità tecnologiche.
Ma forse quando si è vecchi non si ha più tanta voglia di costruire un mondo migliore.
*Intanto mi stavo dirigendo nella saletta della metro, alla nostra solita riunione sovversiva*
Era il 9 maggio, II pt.
- Emma, dobbiamo parlare-
- Di che, scusa? Ante lo sa che sei qui?-
- Dobbiamo parlare del movimento e...perchè Ante dovrebbe saperlo?-
- Bè, non lo so, sarebbe una cosa carina, suppongo, di quelle cose che si fanno tra amici, dirglielo-
- Colgo una sottile nota sarcastica in te?-
- No. Assolutamente, perchè mai? Insomma, ti rifiuti di dirmi cosa è capitato al padre di Veronica, ma ti sembra naturale venire a casa mia all'insaputa del tuo migliore amico che, per inciso, è innamorato di me, cosa di cui si sono accorti persino i muri-
- La malattia ti dà alla testa! Sei sicura che quell'hypo-spray faccia effetto?-
- Certo che sì, insomma, non è davvero strano volere affrontare con te questo discorso!-
- Occazzo, siamo arrivati alla formula affrontare un discorso! A quando comincerai a dire la nostra relazione?-
Aggrottai le sopracciglia, sconsolata. Cominciai a misurare a grandi passi la mia stanza, sfogliando libri e alzando soprammobili, proprio come si fa nelle stanze altrui, mentre Leone mi osservava con i gomiti appoggiati sulle cosce.
Mi osservava pensando
Povera cretina?
Povera illusa?
Borghese monogama?
Davvero non lo so e mi torturavo per costringermi a non chiederglielo.
- Io non capisco come ragioni, insomma, te ne stai lì con il tuo solito sguardo beffardo a farti beffe di me, sbeffeggiandomi la tua beffardia in faccia-
Leone sorrise
- Bel gioco di parole!-
e mi fece segno di sedermi accanto a lui
- Parliamo di cose serie, allora. E' morto un ragazzo, un altro che ha tentato di scavalcare i cancelli: hanno attivato i campi di forza, l'hanno fritto-
- Fritto?-
Leone annuì, incredibilmente serio.
- Dobbiamo darci una sveglia, organizzare qualcosa di serio, trasformare le parole in fatti-
Annuii anche io, pensando distrattamente che quelle erano pur sempre parole, ma che mi sarei impegnata per quelle parole: le parole fanno così bene all'animo. Sono così rassicuranti, sono l'incoraggiamento che tutti vogliono quando si sentono impotenti e proprio ora tutti noi avevamo bisogno delle parole di Leone, che sapeva costruire dei sogni così belli.
- Ci va la rivoluzione-
mi sussurrò deciso guardandomi
- Davvero non ti capisco...perchè devi sempre concludere tutto con queste frasi ad effetto? E adesso vorresti anche baciarmi no? Giusto per confondermi ancora un po'!-
- Ma assolutamente no! Sei infetta e non ho il tempo di ammalarmi, io!-
- Ah si? Il grand'uomo! Hai un'agenda troppo fitta eh?-
lo minacciai, iniziando a starnutirgli addosso, mentre lui cercava di bloccarmi.
Finimmo a fare la lotta, a letto.
Ante era stato ricacciato in qualche angolo buio della mia testa, perchè quando con Leone andava bene, andava bene tutto.
Anche la rivoluzione.